Tracce spazzate dal tempo - il mio Savage

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Tracce spazzate dal tempo

Il SOwG club > Bush landing area

Avevo fatto ricognizione piu' volte su quella striscia di sabbia lungo il fiume, era un appuntamento fisso che non mancavo mai rientrando a Vigevano da est, seguendo il Po. Soncina, questo il suo nome, e' un sabbione bianco e liscio che si allunga per oltre un chilometro quando il livello dell'acqua non e' troppo alto. Attraente come una cosa proibita quella superficie era diventata un invito irresistibile a posare le ruote, una tentazione a cui ho posto dei limiti in considerazione delle insidie che puo' nascondere un fuoricampo lungo un fiume.

L'assenza di una pista ben delimitata disegna un confine che separa cio' che e' conosciuto e accettato da cio' che invece non lo e'. Spingersi oltre e sconfinare comporta il dover valutare ed interpretare con sicurezza una condizione sempre nuova e diversa, dove istinto e prudenza devono abbracciarsi stretti e diventare completamente sordi al fascino di un obiettivo, per sapervi rinunciare subito al primo segnale.

Quel giorno Soncina incantava, forse come mai prima. Mi sono abbassato per accarezzarla con le ali ma ho commesso un errore, sono sceso piu' basso del solito, troppo basso. Osservando da vicino la sabbia dovrei solo trovare la forza di spingere avanti la manetta, allontanando quella lucida intenzione di tradire una condotta di volo pianificata e che non prevede alcun fuoricampo per oggi.

Lo faccio, piena potenza ... ma e' solo per rimettermi in circuito e riportarmi sul finale appena individuato. La mano sinistra scivola indietro ed i giri toccano il minimo mentre cresce l'ansia del contatto, trascorre un breve attimo ed i grossi pneumatici toccano con leggerezza irreale la sabbia. Si innesca un piccolo e soffice ondeggiamento sull'asse di rollio mentre la velocita' decresce rapidamente ed il peso si trasferisce dalle ali alle ruote, facendole sprofondare un poco.

L'aereoplano si e' fermato ... in realta', ora, tutto si e' fermato. La zona e' deserta e sono completamente solo. Ho raggiunto un luogo perfetto, ora non esistono altri pensieri, tutto quanto e' centrato sul presente ... e su un volo che prova ad essere unicamente l'esercizio di una disciplina fine a se stessa.

http://glide.intercom.it/images/2012-soncina-contact.jpg

Riporto gradualmente la manetta in avanti cercando la trazione dell'elica per avanzare e sollevare le ruote sopra la sabbia, lentamente inizio a rullare per riportarmi sul punto preciso dove ho toccato in atterraggio, allineando per il successivo decollo.

Senza un robusto carrello biciclo con due grandi bushwheels la sabbia di Soncina avrebbe gioco facile nel trattenermi e nel contrastare la mia voglia di tornare in volo al piu' presto, decollando senza una pista e senza un vero perche'. Forse questo e' davvero il decollo perfetto che cercavo, non tanto il risultato di una manetta spinta in avanti e di una barra tirata indietro, ma la sensazione di aver segnato un passo.

Sollevandomi in volo vedo le tracce appena lasciate sulla sabbia e le fotografo, dei segni che ora sono ben visibili ma che scompariranno presto spazzati dal tempo, come e' destino di tutto cio' che attraversa questa nostra dimensione materiale. Ma quel pezzetto di realta' appena nato dentro un luogo perfetto, quello, davvero, non potra' scomparire mai.

http://glide.intercom.it/images/2012-soncina-track-1.jpg
http://glide.intercom.it/images/2012-soncina-track-2.jpg

Ero certo che Soncina mi avrebbe lasciato decollare senza chiedere nulla in cambio, ma non e' stato cosi'.

Gia', non e' proprio stato cosi', perche' ora ci voglio tornare.

Beppe Baschieri

20/06/2017
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